Dal 13 agosto 2026 tengo sotto controllo 75 domini di clienti, con un monitoraggio che gira tutti i giorni. Quello che trovi qui sotto l’ho visto nei dati di quei siti.
La manutenzione del sito web è una di quelle cose che quasi tutti rimandano. Non si vede, non porta clienti in modo diretto, e finché il sito sembra funzionare nessuno ci pensa. Però i guasti più costosi dall’esterno non si vedono: si vedono nei dati, spesso settimane dopo che il danno è già fatto.
Li metto in ordine di gravità.
Il certificato SSL scaduto: il guasto più silenzioso
Il certificato SSL è quello che fa apparire il lucchetto verde accanto all’indirizzo del tuo sito. Quando scade, il browser mostra a chi cerca di visitarti un avviso rosso a schermo intero, «Connessione non sicura», con il pulsante per tornare indietro ben visibile.
Chi arriva sul tuo sito in quel momento, nella quasi totalità dei casi, torna indietro senza cliccare su «continua comunque».
Il problema è che tu, dal tuo computer, potresti non vederlo. I browser tengono in cache i certificati, e se hai visitato il sito di recente potresti non ricevere l’avviso. Nel frattempo, chiunque arrivi per la prima volta vede la schermata rossa.
Al primo controllo, su 75 domini, due avevano il certificato rotto: uno era scaduto, l’altro non valeva per quel dominio. Come te ne accorgi: vai su SSL Checker e inserisci il tuo dominio. Ti dice se il certificato è valido e quanti giorni mancano alla scadenza. Fallo adesso, prima di continuare a leggere.
Come si sistema: il certificato va rinnovato, e va impostato il rinnovo automatico. Se il tuo hosting non lo fa in automatico, cambia hosting o chiedi a chi gestisce il sito di occuparsene.
Gli errori PHP: quando il sito funziona a metà
Questo è il guasto che ho visto costare di più, in termini concreti.
Uno dei siti che seguo ha accumulato 2.614 errori PHP in 30 giorni. Un errore PHP è un problema nel codice del sito: può essere causato da un plugin aggiornato male, da un tema non compatibile, da una funzione che smette di funzionare dopo un aggiornamento di WordPress. Singolarmente, molti di questi errori sono invisibili all’occhio. Il sito si carica, le pagine si aprono. Ma alcune cose non funzionano: il form di contatto che non invia, il carrello che si svuota da solo, la pagina che si carica a metà.
In quel caso, circa un terzo delle visite del periodo ha incontrato almeno uno di questi errori. Visite perse, nel senso che chi stava cercando di fare qualcosa non è riuscito a farlo.
Come te ne accorgi: gli errori PHP non si vedono navigando il sito normalmente, perché WordPress li nasconde agli utenti. Si vedono solo se hai un sistema di monitoraggio attivo, oppure se abiliti il log degli errori sul server. Se non sai come farlo, chiedilo a chi gestisce il sito.
Come si sistema: aggiornare plugin e tema in modo controllato, uno alla volta, verificando dopo ogni aggiornamento che tutto funzioni. Non aggiornare tutto insieme con un clic, perché se qualcosa si rompe non sai cos’è stato.
Plugin e tema non aggiornati: la porta aperta agli attacchi
WordPress è il sistema più usato al mondo per i siti web. Questo lo rende anche il più preso di mira. Quando viene scoperta una vulnerabilità in un plugin, gli attacchi automatici iniziano nel giro di ore. Se il tuo plugin non è aggiornato, il tuo sito è esposto.
Capita regolarmente, e i siti colpiti sono quasi sempre quelli abbandonati: installati, messi online, e poi lasciati lì senza aggiornamenti per mesi o anni.
Le conseguenze possono essere diverse: il sito che viene usato per inviare spam, pagine che vengono modificate, dati degli utenti esposti. In alcuni casi il sito viene messo in blacklist da Google, e sparisce dai risultati di ricerca. Recuperare quella situazione richiede tempo e lavoro.
Come te ne accorgi: entra nel pannello di WordPress e guarda se ci sono aggiornamenti in sospeso. Se non entri nel pannello da mesi, è già un segnale. Se hai un sito WordPress e non sai come accedere al pannello, c’è un problema da risolvere subito.
Come si sistema: aggiornamenti regolari e controllati. E un backup recente prima di ogni aggiornamento, così se qualcosa si rompe puoi tornare indietro.
Il backup che non c’è (o che non funziona)
A rigore il backup è una cosa diversa dalla manutenzione, però è quello che ti salva quando la manutenzione non è stata fatta e qualcosa va storto.
Il caso più comune è il backup che c’è ma non funziona: plugin configurati male, copie salvate nella stessa cartella del sito (se il sito viene cancellato, sparisce anche la copia), backup mai provati.
Un backup vale solo se puoi ripristinarlo. Se non l’hai mai testato, non sai se funziona.
Come si sistema: backup automatici giornalieri o settimanali, salvati in un posto separato dal sito (un account cloud esterno, per esempio), e un test di ripristino ogni tanto per verificare che funzionino davvero.
La velocità che cala nel tempo
Un sito che al lancio caricava in due secondi, dopo un anno senza manutenzione spesso ne impiega cinque o sei. Di solito è accumulo: il database cresce, i file temporanei si moltiplicano, i plugin aggiunti nel tempo appesantiscono il caricamento.
La velocità conta perché Google la misura e la usa come fattore di posizionamento. Ma soprattutto conta perché chi visita il tuo sito da mobile, con una connessione normale, se aspetta più di tre secondi spesso se ne va prima che la pagina si carichi. Ne ho parlato più in dettaglio nell’articolo su come velocizzare un sito WordPress e le cause vere del rallentamento.
Come te ne accorgi: vai su PageSpeed Insights e inserisci il tuo URL. Guarda il punteggio mobile: se è sotto 50, c’è lavoro da fare.
Come si sistema: pulizia periodica del database, ottimizzazione delle immagini, revisione dei plugin installati per togliere quelli inutili.
Il monitoraggio che manca
Ognuno di questi problemi, preso da solo, si risolve. Però quasi nessuno se ne accorge in tempo, perché nessuno sta guardando.
Un sito senza monitoraggio è come un negozio senza nessuno alla cassa: puoi non accorgertene per settimane, ma nel frattempo i clienti entrano, trovano qualcosa che non va, e se ne vanno senza dire niente.
Nella maggior parte dei casi che vedo la volontà di fare manutenzione c’è. Manca un sistema che segnali quando qualcosa smette di funzionare, prima che il danno sia fatto. Questo vale per i siti costruiti bene quanto per quelli costruiti male: la differenza è che un sito costruito con attenzione fin dall’inizio ha meno punti di rottura, e quando si rompe qualcosa è più facile capire dove.
I cinque controlli da cui partire
Se non hai mai fatto manutenzione sul tuo sito, parti da qui:
- Controlla il certificato SSL con SSL Checker.
- Entra nel pannello WordPress e aggiorna plugin e tema (dopo aver fatto un backup).
- Verifica la velocità con PageSpeed Insights.
- Controlla che i backup siano attivi e salvati in un posto separato.
- Attiva il log degli errori, o chiedi a chi gestisce il sito di farlo.
Se non sai come fare una o più di queste cose, o se preferisci che ci sia qualcuno a tenerlo sotto controllo al posto tuo, qui trovi cosa comprende la manutenzione di un sito WordPress, ogni quanto va fatta e quanto costa. Se invece il tuo sito ha già qualche anno e stai valutando di rifarlo da capo, puoi vedere come lavoro sulla creazione di siti web e cosa cambierei rispetto a quello che hai adesso.
Se vuoi, ti do un’occhiata direttamente io e ti dico cosa sistemerei.


