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SEO per aziende e professionisti: da dove partire per farsi trovare davvero

Ciao, sono Davide Armari. La SEO per una piccola impresa non è battere i grandi sulle parole generiche: è farsi trovare da chi cerca una cosa precisa vicino a sé.

E quasi sempre il lavoro con il ritorno più alto non è produrre pagine nuove: è recuperare quelle che hai già e che stanno perdendo. Ti dico come si trovano e in che ordine si sistemano.


Le occasioni migliori sono sulle pagine che hai già

La situazione più comune su un sito aziendale è questa: alcune pagine compaiono nei risultati di Google centinaia o migliaia di volte al mese e ricevono pochissimi clic. In certi casi nemmeno uno.

Cosa vuol dire. Google sa che quelle pagine esistono e le mostra a persone che cercano esattamente quel servizio. Il problema non è la visibilità: è che compaiono troppo in basso, e quando compaiono non danno un motivo per essere scelte rispetto agli altri nove risultati.

È il tipo di cosa che non si vede finché non si va a guardare. L’ho trovata anche sul mio sito, su pagine servizio a cui non avrei mai dato la precedenza — ed è diventata la prima voce della lista.


Come trovi le stesse occasioni sul tuo sito

Come te ne accorgi. Search Console, sezione Rendimento, scheda Pagine. Metti tre mesi e ordina per visualizzazioni invece che per clic — è il passaggio che quasi nessuno fa, perché di default si guardano i clic.

Le pagine con tante visualizzazioni e pochi clic sono quelle su cui stai già competendo e stai perdendo. Sono molto più vicine a un risultato di qualsiasi pagina nuova.

Come si sistema. Su quelle pagine si lavora su tre cose, in quest’ordine: il titolo che compare nei risultati, la riga di descrizione sotto, e il contenuto della pagina rispetto a quello che la persona stava cercando davvero. Un titolo scritto bene su una pagina a metà classifica porta più visite di uno scritto male più in alto.


Le parole le trovi in casa

Prima di aprire qualsiasi strumento di ricerca parole chiave, apri le ultime trenta email ricevute e guarda come la gente descrive il proprio problema. Quelle sono le parole che poi digita su Google.

Poi guarda Search Console: ti dice gratis con quali parole ti trovano già oggi. Quasi sempre sorprende, e quasi sempre c’è dentro qualche ricerca su cui sei a pagina due e basterebbe poco per salire.


Una pagina per ogni cosa che vendi

È l’errore strutturale più comune: una pagina «Servizi» che elenca otto cose diverse. Google non sa per quale farla comparire e la gente non trova la risposta che cercava.

Una pagina, un servizio, una domanda. Se vendi sostituzione infissi, zanzariere e tapparelle, sono tre pagine. Ed è anche la cosa che rende più facile fare pubblicità dopo, perché ogni annuncio ha dove atterrare.


Cosa scrivere, e cosa no

La strategia di contenuti di un’azienda non è un blog aziendale con due articoli al mese di argomento generico. È mettere per iscritto quello che già spieghi al telefono: le domande che ti fanno sempre, come si svolge un intervento con i tempi reali, quanto costa anche solo come ordine di grandezza, i confronti fra soluzioni, i lavori fatti con foto vere.

Quello che non serve: articoli generici che potrebbe scrivere chiunque. Non portano nessuno e occupano tempo.

Vale ancora di più adesso che le risposte generiche le dà l’AI direttamente nei risultati. Quello che resta tuo è ciò che solo tu puoi raccontare: guardando quali contenuti vengono citati dalle funzionalità AI di Google, sono quasi sempre quelli con dentro un caso concreto, non le spiegazioni generali.


La parte tecnica, ridotta all’essenziale

Velocità, leggibilità da telefono, un titolo principale per pagina con sottotitoli in gerarchia, immagini con il testo alternativo scritto, e link interni fra pagine che parlano di cose collegate. Quest’ultimo è gratis, si fa in mezz’ora ed è quello che manca più spesso.

I link da altri siti aiutano ma per un’azienda locale arrivano da soli con il tempo. Non si comprano: i pacchetti a pagamento sono il modo più rapido per prendersi una penalizzazione.

E per un’attività con una sede, la scheda su Google Maps è spesso il canale che porta più contatti in assoluto. È gratuita e va compilata tutta.


Cosa fare adesso

Apri Search Console, vai su Rendimento → Pagine, imposta tre mesi e ordina per visualizzazioni. Guarda le prime dieci righe e confronta le due colonne.

Se trovi tante visualizzazioni e pochissimi clic, hai in mano la lista di priorità del tuo sito, ordinata dal dato reale invece che da un’opinione.

Le fondamenta si mettono mentre si costruisce il sito: ne parlo in creazione siti web. Su cosa guardare quando le campagne a pagamento non rendono ho scritto qui.

/ chi sono /

Davide Armari

Digital marketing specialist e consulente AI
Dal 2011 aiuto aziende, professionisti e attività locali a trovare clienti online: siti web, campagne Google e Meta Ads, social e intelligenza artificiale. Seguo tutto io, personalmente.

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