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Freelance o agenzia per il sito: come scegliere e quanto costa

Ciao, sono Davide Armari, faccio siti e marketing dal 2011 e lavoro come freelance. Prima di tutto il resto ti dico da che parte sto, così sai come leggere quello che segue: se mi chiedi se ti conviene un freelance o un’agenzia, io ho un interesse nella risposta.

Proprio per questo non troverai un articolo su “perché scegliere un freelance”. Trovi il ragionamento che faccio quando qualcuno mi chiama per un sito: cosa cambia davvero fra agenzia, freelance e fai da te, quanto costano queste tre strade, e quali domande conviene fare prima di firmare. A me o a chiunque altro.

La risposta corta

Non esiste la scelta giusta in assoluto, esiste quella giusta per il tuo progetto, e dipende da tre cose: quante competenze diverse servono nello stesso momento, quanto lavoro c’è da fare nello stesso periodo, e quanto ti serve una persona sola che conosca la tua attività e resti la stessa negli anni.

Se servono molte figure in parallelo — sviluppo, contenuti, video, campagne su più mercati, con una data di lancio che non si sposta — un’agenzia ha la struttura per reggere, e non è un dettaglio da poco. Se il progetto sta nelle mani di una persona esperta che ti risponde al telefono, un freelance ti dà un interlocutore unico e meno passaggi. Se stai partendo adesso, hai tre pagine da mettere online e nessun budget, il fai da te è meglio di niente, a patto di sapere cosa ci rimetti.

Sull’ordine di grandezza dei costi, da me: una landing page parte da 1.200 €, un sito vetrina da 1.800 €, un sito aziendale strutturato da 2.800 €, un ecommerce da 3.500 €. Sono prezzi senza IVA, perché lavoro in regime forfettario. E sono soglie di partenza, non il prezzo del tuo sito: fra poco ti spiego cosa lo sposta, e lo sposta parecchio.

Le tre strade, con i difetti di ciascuna

Comincio dai difetti, perché è lì che si decide davvero.

Il fai da te. I costruttori di siti online funzionano, e per una pagina che deve solo esistere sono una risposta onesta. Il conto che quasi nessuno fa è quello del proprio tempo: le ore che passi a spostare blocchi sono ore tolte al lavoro che ti paga. Il secondo limite arriva più tardi, quando il sito deve fare qualcosa che la piattaforma non fa, oppure quando vuoi portarlo altrove e scopri che non si può.

L’agenzia. Hai più competenze sotto lo stesso tetto e più continuità: se una persona manca, il lavoro va avanti. In cambio paghi anche la struttura — coordinamento, gestione del progetto, chi ti segue commercialmente. Su un progetto grande quella struttura è esattamente ciò che ti salva. Su un sito di sei pagine pesa sul preventivo. E spesso chi ti parla non è chi mette le mani sul lavoro: va benissimo se il passaggio di informazioni è organizzato, meno bene se ogni modifica deve fare tre giri.

Il freelance. Un interlocutore unico, che è anche la persona che lavora: le cose piccole si fanno in giornata perché non passano da nessuno. Il difetto sta nella stessa frase: è una persona sola. Se si ammala, se ha tre progetti nella stessa settimana o se fra due anni cambia mestiere, il problema è tuo. È il rischio vero, e più avanti ti dico come si riduce — perché si riduce, ma non da solo.

Quando l’agenzia è la scelta giusta

Te lo dico con la stessa chiarezza con cui lo dico in chiamata, anche quando significa perdere il lavoro: ci sono progetti per cui non sono la persona giusta.

  • Quando servono competenze diverse contemporaneamente e non una dopo l’altra. Un lancio che mette insieme identità visiva, video, sito in quattro lingue e campagne su più mercati non è una fila di attività: è un cantiere con più squadre sopra.
  • Quando il volume di lavoro supera le ore di una persona. Migliaia di schede prodotto da caricare entro una data, cinque canali social da presidiare ogni giorno, un help desk da tenere aperto: sono numeri che una persona sola non copre, e prometterlo sarebbe disonesto.
  • Quando ti serve continuità garantita per contratto. Tempi di risposta impegnativi, reperibilità, qualcuno che sostituisce chi è assente: sono cose che una struttura può mettere per iscritto.
  • Quando dall’altra parte c’è un ufficio marketing con le sue procedure. Fornitori qualificati, gare, referenti per ogni disciplina: è un modo di lavorare che ha senso, e richiede un interlocutore organizzato allo stesso modo.
  • Quando non è un sito, ma software. Un gestionale, un portale con logiche complesse, un’app: è un altro mestiere, e va affidato a chi lo fa.

Se sei in uno di questi casi e ti dicessi che va bene lo stesso, ti farei un danno. E lo scoprirei anche io, tre mesi dopo.

Quando ha più senso un freelance

  • Decidono poche persone, e possono decidere in fretta.
  • Il progetto entra nelle ore di una persona: un sito aziendale, un restyling, una landing, un negozio online di dimensioni normali.
  • Ti serve qualcuno che capisca il tuo mestiere e non debba ricominciare da capo ogni volta che cambia il referente.
  • Vuoi che il budget vada sul lavoro invece che sulla struttura intorno.
  • Hai bisogno di modifiche piccole e frequenti: qui la differenza si sente ogni settimana.

Quando il fai da te basta davvero

Se devi validare un’idea, annunciare un evento o avere una pagina decente entro venerdì, fallo da solo. Una pagina semplice online oggi vale più di un sito perfetto fra otto mesi.

Due avvertenze, però. La prima: conta le tue ore, perché quelle non compaiono in nessun preventivo ma le paghi comunque. La seconda: prima di costruirci sopra, verifica di poterti portare via dominio, contenuti e indirizzi delle pagine. Se un giorno il sito dovrà crescere, quella è la differenza fra un passaggio e un lavoro da rifare.

La domanda che conta non è “agenzia o freelance”

C’è una cosa che il confronto fra le due categorie di solito nasconde: dentro molte agenzie lavorano freelance, e dietro molti freelance c’è una rete di collaboratori. Vale anche per me. Quando un progetto richiede competenze che non ho o semplicemente più mani, coinvolgo professionisti con cui lavoro da anni. La differenza non è che il freelance fa tutto da solo: è che la responsabilità e il coordinamento restano di una persona sola, e quella persona sei sicuro di chi è.

E lavoro anche dall’altra parte. Una parte dei siti che realizzo arriva da studi e agenzie che mi chiamano come fornitore: il cliente finale ha un’agenzia davanti e un freelance dietro, e va benissimo così, perché il lavoro è lo stesso e ognuno fa il pezzo che sa fare.

Quindi la domanda utile non è a quale categoria appartiene chi hai davanti. Sono tre:

  1. Chi mette le mani sul mio sito, concretamente?
  2. Chi mi risponde quando qualcosa non funziona, e in quanto tempo?
  3. Cosa resta mio se un giorno il rapporto finisce?

Se un fornitore risponde bene a queste tre, l’etichetta conta poco.

Quanto costa, e cosa muove il prezzo

Ti ho dato le soglie di partenza all’inizio: landing da 1.200 €, sito vetrina da 1.800 €, sito aziendale da 2.800 €, ecommerce da 3.500 €, sempre senza IVA. Adesso la parte che serve davvero, cioè cosa fa salire quel numero.

I contenuti sono la voce che pesa di più. Se testi e foto ci sono già, si va veloci. Se vanno scritti e prodotti da zero, è tempo che qualcuno deve mettere: tu o io. Nei miei preventivi materiali e testi di base li fornisce il cliente, e quando non ci sono diventano una voce a parte, dichiarata prima e non a metà lavoro.

Non contano le pagine, contano i modelli di pagina diversi. Venti pagine costruite su tre strutture costano meno di sei pagine tutte diverse fra loro. È la domanda giusta da fare quando confronti due preventivi: non “quante pagine”, ma “quanti impianti diversi”.

Le funzioni. Un modulo di contatto è standard. Un’area riservata, un catalogo filtrabile, un’agenda prenotazioni, il collegamento a un gestionale: ognuna aggiunge un pezzo, e il collegamento a un gestionale è quasi sempre la parte più delicata dell’intero lavoro.

Il sito che c’era prima. Un restyling non è un sito nuovo: bisogna capire cosa portare, cosa buttare e cosa deve continuare a rispondere allo stesso indirizzo. È lavoro invisibile nel risultato e ben visibile nel preventivo.

Nei miei lavori sono comprese due revisioni; ripensamenti che cambiano l’impianto grafico si riquotano, perché a quel punto è un altro progetto. Il pagamento standard è metà all’avvio e metà alla consegna, e su progetti grandi si divide in più fasi.

Perché i preventivi che ricevi sono così diversi

Quando due preventivi per lo stesso sito differiscono del doppio, quasi mai è perché uno dei due lavora male. È perché stanno quotando due cose diverse: contenuti dentro o fuori, tracciamenti e cookie dentro o fuori, ottimizzazione per i motori di ricerca dentro o fuori, assistenza compresa o da comprare a parte.

Prima di guardare il totale, metti i due preventivi affiancati e cerca cosa c’è in uno e manca nell’altro. Se un fornitore costa meno perché il perimetro è più piccolo, è una scelta legittima e può anche essere quella giusta per te — purché tu sappia cosa non stai comprando. Quello che non va bene è scoprirlo dopo.

Il costo che quasi nessuno mette in conto: quello che viene dopo

Un sito non è un oggetto finito, è qualcosa che va tenuto in piedi. WordPress, il tema e i plugin si aggiornano, e ogni aggiornamento può entrare in conflitto con qualcos’altro.

Da me l’assistenza annuale su un sito standard parte da 200 € all’anno senza IVA e comprende tre giri di aggiornamenti l’anno di plugin, tema e WordPress, la risoluzione dei conflitti che ne derivano e le piccole modifiche. Per un ecommerce o un sito complesso — area riservata, funzioni particolari — si parte da 400 € all’anno, sempre senza IVA, e il prezzo dipende da cosa quel sito ha davvero dentro. Dominio e hosting restano a parte: li paghi al fornitore e restano tuoi.

Sulla manutenzione e su cosa succede a un sito lasciato fermo ho scritto un articolo a parte, perché è il servizio che i clienti tagliano per primo ed è quello che costa meno di tutti.

Un esempio che mi riguarda, così non sembra una lezione. Ad agosto 2026 il mio sito ha cominciato a rispondere con un errore di connessione al database. La causa non era il database: la pagina del portfolio pesava 3,3 MB di codice perché stampava tutte le schede dei progetti in un colpo solo, e con un rallentamento anomalo della cache del server non riusciva più a generarsi entro i limiti. Riducendola a 1,48 MB e a 389 immagini invece di 1.038, il problema è sparito. Lo racconto perché i siti si rompono anche a chi li fa di mestiere: la differenza non è che non succeda, è accorgersene e sapere dove guardare.

Il rischio vero del freelance, e come si riduce

Il rischio è quello che hai già in mente: una persona sola. Non si elimina, ma si riduce, e si riduce con scelte tecniche che puoi verificare prima di firmare.

Tecnologia standard. Se il sito è fatto con strumenti diffusi — nel mio caso WordPress — chiunque conosca quegli strumenti può prenderlo in mano domani mattina. Ci sono piattaforme proprietarie ottime, e a volte sono la scelta giusta: l’importante è sapere in anticipo cosa succede se un giorno vuoi cambiare fornitore.

Dominio, hosting e accessi intestati a te. Sui progetti nuovi di norma li acquisto io, perché così non devi gestire nulla e io intervengo subito quando serve; se preferisci averli a tuo nome si fa senza discussioni. Quello che non deve mai accadere è che tu non sappia dove sono e chi li controlla.

Backup e documentazione. Una copia recuperabile e un elenco di cosa è installato e perché: sono le due cose che rendono il tuo sito trasferibile a chiunque.

La domanda da fare, tale e quale, è questa: se domani lei sparisse, chi altro potrebbe prendere in mano il mio sito e con quali informazioni? Se la risposta non è chiara, il problema non è il freelance: è com’è fatto il sito. E vale allo stesso modo per una struttura grande.

Le domande da fare prima di firmare

Valgono per me, per un’agenzia, per chiunque. Sono quelle che eviterebbero la maggior parte dei guai che vedo arrivare da lavori fatti da altri.

  1. Di chi sono dominio, hosting e accessi? La risposta giusta è “tuoi”, o quantomeno “a tua disposizione quando vuoi”.
  2. Su quale tecnologia è costruito, e me lo posso portare via?
  3. Cosa è compreso e cosa no? Testi, foto, tracciamenti, cookie e privacy, ottimizzazione di base: voce per voce.
  4. Quante revisioni sono incluse, e cosa conta come revisione?
  5. Chi ci lavora davvero, e chi mi risponde dopo la consegna?
  6. Cosa costa mantenerlo, ogni anno? Assistenza, licenze dei plugin a pagamento, hosting.
  7. Quanto ci vuole, e cosa può allungare i tempi? Nella mia esperienza la variabile che sposta di più è una sola: quando arrivano testi e immagini. Con il materiale in mano, di solito consegno una prima bozza da revisionare in due settimane, e in altre due settimane il sito è completo, se nel frattempo ricevo tutte le indicazioni. Se il materiale arriva a pezzi, quel calendario si allunga di conseguenza: non è una scusa, è l’unica variabile che non dipende da me.
  8. Se rifacciamo un sito esistente, chi si occupa degli indirizzi vecchi? Ogni pagina che cambia indirizzo ha bisogno di un reindirizzamento, altrimenti le visite che arrivavano da Google finiscono su una pagina che non esiste più.

Come si guarda un portfolio

I lavori belli da vedere li ha chiunque. Quello che dice qualcosa è un altro giro, e lo puoi fare tu in dieci minuti.

Aprili dal telefono. È il test più onesto che esista: la maggior parte delle persone arriverà sul tuo sito da lì. Guarda quanto ci mette a comparire il contenuto, se i pulsanti si toccano senza sbagliare, se il modulo si compila con una mano sola. Se un sito è lento sul telefono è lento e basta — sulla velocità ho scritto quali sono gli interventi che contano davvero.

Controlla se sono ancora online e aggiornati. Un portfolio pieno di siti spariti o fermi a tre anni fa racconta com’è andato il rapporto dopo la consegna.

Chiedi quale parte di quel lavoro era sua. Su progetti passati da più mani è una domanda normale, e la risposta dice molto sulla trasparenza di chi hai davanti.

Nel mio portfolio trovi i progetti con il link al sito vero: sono lì apposta perché tu li apra, non perché tu li guardi in fotografia.

Cosa vuol dire “su misura”, e quando un tema va benissimo

“Sito su misura” non vuol dire disegnato pixel per pixel da zero. Un tema professionale personalizzato è spesso la scelta più sensata: costa meno, viene aggiornato, e non dipende dalla persona che l’ha scritto.

Quello che deve essere su misura sempre è altro. La struttura, che deve seguire il modo in cui vendi tu: se il tuo lavoro parte da un sopralluogo, il sito deve portare al sopralluogo, non a un carrello. I contenuti, che devono essere i tuoi, con le tue foto e le tue parole. Il percorso, cioè cosa vede una persona che non ti conosce, in che ordine, e dopo quanto capisce come contattarti.

E “design moderno” non è quello che piace a me o a te: è quello che si legge dal telefono in pochi secondi, dove il numero di telefono si trova senza cercarlo e dove è chiaro cosa fai, dove lo fai e cosa succede se compili il modulo.

Gli errori che vedo fare più spesso

Scegliere il preventivo più basso senza confrontare i perimetri. Ne ho parlato sopra: quasi sempre non stai comprando lo stesso lavoro a meno, stai comprando meno lavoro.

Non chiedere di chi è il dominio. Capita di trovarlo intestato a un fornitore con cui il rapporto si è raffreddato. A quel punto non è più un problema tecnico, è un problema di rapporti, e si risolve molto più lentamente.

Rifare il sito senza gestire gli indirizzi vecchi. È il modo più efficace per perdere in una notte le visite costruite in anni.

Non decidere chi scrive i testi. È la ragione numero uno per cui i progetti si fermano a metà, e non dipende da chi sviluppa.

Farsi fare il sito in cambio di visibilità. L’ho fatto una volta, anni fa, in cambio della promessa di clienti che sarebbero arrivati, e non lo rifarò. Quando un lavoro non ha un prezzo, scivola in fondo alle priorità di tutti — anche di chi lo riceve.

Se ti stai chiedendo cosa comporta davvero, in soldi e in tempo, essere presenti online in modo serio, ne ho parlato in modo più ampio qui.

Cosa fare adesso

Prima di chiedere qualsiasi preventivo, scrivi dieci righe: cosa deve fare il sito, chi deve contattarti e come, cosa hai già pronto fra testi, foto e logo, se il dominio esiste e a chi è intestato, ed entro quando ti serve.

Con quelle dieci righe puoi chiedere tre preventivi confrontabili, a me o a chiunque altro, e capire in mezz’ora chi ha capito il tuo lavoro e chi ti sta mandando un modello uguale per tutti.

Se poi vuoi parlarne, mandamele. Faccio siti WordPress per aziende e professionisti e lavoro come web designer freelance fra Venezia, Padova e Treviso, e in tutta Italia da remoto. La prima chiamata è una consulenza gratuita di conoscenza: serve a capire cosa ti serve davvero e se sono la persona giusta per farlo. Se non lo sono, te lo dico — è la parte del lavoro che mi ha portato più clienti negli anni.


/ chi sono /

Davide Armari

Digital marketing specialist e consulente AI
Dal 2011 aiuto aziende, professionisti e attività locali a trovare clienti online: siti web, campagne Google e Meta Ads, social e intelligenza artificiale. Seguo tutto io, personalmente.

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