Ciao, sono Davide Armari. «Serve ancora avere un sito?» è una domanda posta male, perché avere un sito non è mai stato il punto: il punto è cosa fa.
Ti dico i quattro lavori che un sito fa davvero per una piccola attività, come si controlla in dieci minuti se il tuo li sta facendo, e quando conviene rifarlo invece di continuare a metterci mano.
Il problema quasi mai è il traffico
La conclusione più comune, dopo un anno di sito fermo, è «serve più traffico». Nella maggior parte dei casi il traffico c’è già, ed è l’incontro con la gente che non funziona.
Il caso tipico si vede in Search Console: pagine che compaiono migliaia di volte al mese nei risultati e ricevono pochissimi clic, perché stanno troppo in basso o perché il risultato non promette niente di diverso dagli altri nove. L’ho trovato anche sul mio sito, dove alcune pagine servizio compaiono su ricerche perfettamente commerciali e non vengono quasi mai aperte.
Tradotto: un sito che si vede tanto e non viene cliccato non ha un problema di grafica. Ha un problema di contenuto e di posizione, ed è lì che va speso il tempo.
Le domande utili su un sito
Non «quanti visitatori ho», ma per quali ricerche compaio e in che posizione.
Non «il sito è bello», ma quando compaio in mezzo agli altri risultati, do un motivo per essere scelto?
Non «l’ho rifatto due anni fa», ma da quando è online, cosa è cambiato dentro? Un sito che non viene alimentato scende di posizione anche restando identico, perché gli altri si muovono.
I quattro lavori che un sito fa davvero
Intercetta chi ti sta già cercando. Chi digita «serramenti Padova preventivo» ha già deciso di comprare: manca solo da chi.
Risponde quando tu non ci sei. Orari, prezzi indicativi, come si lavora, cosa comprende un intervento. Ogni risposta scritta è una telefonata risparmiata.
Ti fa scegliere fra tre preventivi. Chi ha chiesto a te e ad altri due ti cerca online prima di decidere.
Regge tutto il resto. Campagne, email e social portano da qualche parte: se quella pagina non convince, il budget speso prima si ferma lì.
Ed è l’unico spazio che possiedi davvero: la scheda Google e i profili social sono in affitto, le regole le decide qualcun altro.
«Ottimizzato» non vuol dire bello
Cinque cose concrete, e la grafica non è fra le prime.
Si legge da telefono. Il test: aprilo dal telefono con i dati mobili, non col wi-fi, e prova a chiamarti in due tocchi.
Carica in fretta. E il punto debole non è quasi mai la home: sono le pagine che elencano molte cose — cataloghi, archivi, portfolio — che possono diventare pesantissime senza che si veda. Si scopre misurando, non guardandole.
Dice subito cosa fai, per chi e dove. Se per capirlo bisogna scorrere, è già tardi.
Chiede una cosa sola per pagina. Tre inviti insieme si annullano a vicenda.
È scritto come cerca la gente. «Soluzioni integrate per l’involucro edilizio» non lo cerca nessuno. Le parole giuste stanno nelle email che ricevi.
Le cose che non si rompono, e che nessuno controlla
I guasti veri di un sito raramente sono guasti. Sono cose che non segnalano niente, non danno errore e restano così per anni.
Un esempio che ho trovato sul mio: quasi tutti gli articoli del blog erano senza nessuna immagine. Nessuna copertina, nessuna illustrazione. Non è una questione estetica — un articolo senza immagine non ha niente da mostrare quando qualcuno lo condivide, e in un elenco di risultati o in una bacheca social è una riga di testo in mezzo ad altre. Anni di contenuti partiti svantaggiati per una cosa che si sistema in mezz’ora a pezzo.
Cosa portarsi via. Un sito che «non lavora» quasi mai è rotto. È solo pieno di cose che nessuno è mai andato a controllare, e l’unico modo per trovarle è aprire i dati invece di guardare le pagine.
Quando conviene rifarlo
Non per l’età. Per uno di questi quattro motivi: da telefono è inutilizzabile · non puoi aggiornarlo senza chiedere a qualcuno, quindi non lo aggiorni · non porta nessuna richiesta e il problema non è il traffico ma cosa succede quando la gente arriva · è fermo a versioni così vecchie che aggiornarlo è più rischioso che rifarlo.
Se invece funziona e semplicemente non ti piace più, spesso conviene sistemare invece che rifare: costa molto meno e non si perde il posizionamento costruito.
Cosa fare adesso
Apri Search Console — è gratuita e probabilmente ce l’hai già — e guarda due colonne: visualizzazioni e clic, pagina per pagina.
Se trovi pagine con tante visualizzazioni e pochissimi clic, hai trovato il lavoro più redditizio che puoi fare sul tuo sito: quelle persone ti stanno già cercando e stanno scegliendo qualcun altro. Non serve portare altro traffico, serve capire perché non cliccano.
Come lavoro sui siti lo racconto in creazione siti web; sulla manutenzione ho scritto qui.


