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A cosa serve un sito web a una piccola attività

A cosa serve un sito web a una piccola attività. Una piccola bottega di sera, sul bancone un tablet col sito e il pulsante verde lime

«Serve ancora avere un sito?» Posta così, la domanda porta fuori strada: un sito si giudica da quello che fa per la tua attività, e averlo online è solo il punto di partenza.

Per una piccola attività un sito fa quattro lavori. Li vediamo uno per uno, poi ti mostro come controllare in dieci minuti se il tuo li sta facendo e quando conviene rifarlo invece di continuare a metterci mano.


Il problema quasi mai è il traffico

La conclusione più comune, dopo un anno di sito fermo, è «serve più traffico». Nella maggior parte dei casi il traffico c’è già, ed è l’incontro con la gente che non funziona.

Si vede bene in Search Console: pagine che compaiono migliaia di volte al mese nei risultati e ricevono pochissimi clic, perché stanno troppo in basso o perché il risultato non promette niente di diverso dagli altri nove. Sul mio sito succedeva con alcune pagine servizio, che comparivano su ricerche di chi voleva comprare e non venivano quasi mai aperte.

Quindi, se un sito si vede tanto e viene cliccato poco, il lavoro da fare è sui contenuti e sulla posizione, e la grafica può aspettare.


Le domande utili su un sito

La prima: per quali ricerche compaio, e in che posizione? Dice molto più del numero di visitatori.

La seconda: quando compaio in mezzo agli altri risultati, do un motivo per essere scelto? Che il sito sia bello conta meno.

La terza: da quando è online, cosa è cambiato dentro? Averlo rifatto due anni fa non basta: un sito che non viene alimentato scende di posizione anche restando identico, perché gli altri si muovono.


I quattro lavori di un sito

Intercetta chi ti sta già cercando. Chi digita «serramenti Padova preventivo» ha già deciso di comprare: manca solo da chi.

Risponde quando tu non ci sei. Orari, prezzi indicativi, come si lavora, cosa comprende un intervento. Se queste cose sono scritte sul sito, ti arrivano meno telefonate per chiederle.

Ti fa scegliere fra tre preventivi. Chi ha chiesto a te e ad altri due ti cerca online prima di decidere.

Regge tutto il resto. Campagne, email e social portano da qualche parte: se quella pagina non convince, il budget speso prima si ferma lì.

In più è l’unico spazio che è tuo: la scheda Google e i profili social stanno su piattaforme di altri, che ne decidono le regole.


«Ottimizzato» non vuol dire bello

Cinque cose concrete, e la grafica non è fra le prime.

Si legge da telefono. Il test: aprilo dal telefono con i dati mobili, non col wi-fi, e prova a chiamarti in due tocchi.

Carica in fretta. Di solito la home va bene; le più lente sono le pagine che elencano molte cose (cataloghi, archivi, portfolio), che diventano pesantissime senza che si veda. Per accorgersene bisogna misurarle.

Dice subito cosa fai, per chi e dove. Se per capirlo bisogna scorrere, è già tardi.

Chiede una cosa sola per pagina. Tre inviti insieme si annullano a vicenda.

È scritto come cerca la gente. «Soluzioni integrate per l’involucro edilizio» non lo cerca nessuno. Le parole giuste stanno nelle email che ricevi.


Le cose che non si rompono, e che nessuno controlla

Spesso i problemi più seri di un sito non danno nessun errore: non si vedono, non segnalano niente e restano lì per anni.

Un esempio che ho trovato sul mio sito: quasi tutti gli articoli del blog erano senza immagini, né copertina né illustrazioni. Il danno è pratico: quando qualcuno condivide un articolo senza immagine non si vede niente, e in un elenco di risultati o in una bacheca social resta una riga di testo in mezzo alle altre. Anni di contenuti partiti svantaggiati, per una cosa che si sistema in mezz’ora ad articolo.

Quindi, se il tuo sito «non lavora», di solito non è rotto: ci sono cose che nessuno è mai andato a controllare, e per trovarle bisogna aprire i dati, oltre a guardare le pagine.


Quando conviene rifarlo

L’età del sito conta poco. Conviene rifarlo per uno di questi quattro motivi: da telefono è inutilizzabile · non puoi aggiornarlo senza chiedere a qualcuno, quindi non lo aggiorni · non porta nessuna richiesta anche se il traffico c’è, perché il blocco sta in cosa succede quando la gente arriva · è fermo a versioni così vecchie che aggiornarlo è più rischioso che rifarlo.

Se invece funziona e semplicemente non ti piace più, spesso conviene sistemare invece che rifare: costa molto meno e non si perde il posizionamento costruito.


Il controllo da fare oggi su Search Console

Apri Search Console (è gratuita, e probabilmente ce l’hai già) e guarda due colonne, pagina per pagina: visualizzazioni e clic.

Le pagine con tante visualizzazioni e pochissimi clic sono il lavoro più redditizio che puoi fare sul tuo sito: quelle persone ti stanno già cercando e poi scelgono qualcun altro. Prima di cercare altro traffico, conviene capire perché non cliccano su di te.

Come lavoro sui siti lo racconto in creazione siti web; sulla manutenzione ho scritto qui.

Davide Armari, consulente AI e digital marketing specialist
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Davide Armari

Digital marketing specialist e consulente AI
Dal 2011 aiuto aziende, professionisti e attività locali a trovare clienti online: siti web, campagne Google e Meta Ads, social e intelligenza artificiale. Seguo tutto io, personalmente.

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